Una Forza della Natura


forza natura

antica e possente, muscoli ed istinto, sale sull’Arca facendone scricchiolare il pavimento: l’Orso. Questa creatura magnifica, dal nome carico di antica energia ha il suo posto tra gli altri, come potremmo dimenticarlo? la radice del termine è indoeuropea: Orks; in greco antico era Arktos; nelle lingue germaniche si trasforma in brun, braun, bear, che vuol dire marrone ma anche brillante, luccicante.  Per la gente del nord era un nome magico e non si poteva pronunciare: ne nominava quindi una delle caratteristiche, il colore. In latino Ors e Orcsus, da cui forse deriva il termine in italiano Orco.

Nell’ antica Grecia l’orso era uno degli animali sacri ad Artemide

Dea protettrice sia degli animali che della caccia, sorella di Apollo, dea lunare e dei boschi, protettrice della fertilità…i greci amavano talmente gli orsi, cari ad Artemide che li resero protagonisti per l’eternità. Protagonisti del Cielo. Narra la leggenda che Callisto, figlia del re di Arcadia, (che significa Paese degli Orsi) è una bellissima ancella di Artemide, votata come la Dea stessa alla castità. Zeus se ne innamora e la seduce mettendola incinta.

Artemide, quando se ne accorge, presa dalla furia della gelosia non la perdona; allontanato il bambino da lei la colpisce con una freccia e la trasforma in un’orsa, scacciandola. Suo figlio cresciuto lontano, diventa Re di Arcadia. Callisto vaga nei boschi fino al giorno in cui sta per essere uccisa dal suo stesso figlio, in una battuta di caccia. Zeus, impietosito non potendo annullare la maledizione di Artemide, trasforma anche il figlio in un orso e li manda entrambi ad essere per sempre costellazioni: L’ Orsa Maggiore e, licenza poetica, l’Orso Minore.

orso minore

Orsa minore e Orsa Maggiore

Insieme, formate da un gruppo di astri molto brillanti, sono costellazioni conosciute praticamente da chiunque abbia solo per caso alzato gli occhi tra le stelle di notte: dette anche il Grande Carro ed il Piccolo Carro e comprendono la Stella Polare, vicina appunto al Polo Nord Celeste. La Stella Polare consente di trovare sempre il Nord geografico da dovunque ci si trovi. Le sue sette stelle principali, le più luminose, dagli antichi romani erano anche chiamate i “Sette Buoi”, in latino “Septem Triones”. Ecco perché per trovare il Nord si cercavano questi Septem Triones, da cui è nato il termine settentrione

Per i nativi americani del passato, che lo hanno vissuto nel quotidiano sia come pericolo mortale sia come esempio di vita, l’ orso era decisamente un animale guida, che rappresentava quasi sempre gli antenati permettendo agli sciamani di comunicare col mondo degli spiriti.

Lo associo all’asso di bastoni dei tarocchi, che rappresenta la potenza e la fertilità, e collegandosi al simbolo dell’albero, alle sue profonde radici dentro l’anima e la storia dell’uomo.

L’ orso è un animale totemico, magico

nella storia di tanti popoli, anche se ad oggi, è triste ammetterlo, quasi nessuno di noi riconosce il suo odore, le sue impronte o lo ha visto in cerca di cibo in una terra libera. La visione che abbiamo sempre avuto di lui ci divide quasi in due: da un lato ci affascina la sua forza negli scontri e negli attacchi, ce lo rendono familiare tanti suoi comportamenti, primitività, forza, propensione al gioco: anche Dante ricorda “l’orsa quando scherza” magari mostrando il suo amore per i cuccioli o l’aggressività contro gli intrusi per difenderli .Nello stesso tempo ci terrorizza, giustamente, se fa irruzione nella nostra terra, come dimostrano i guai che combina in territori dove ancora è abbastanza diffuso, come il nord America.

Nelle culture tribali orientali, dal Giappone alla Siberia l’orso è diventato simbolo del ciclo del tempo, del passare delle stagioni e della morte e rinascita della natura. Scomparendo in inverno per riapparire in primavera l’orso scandisce le stagioni ed è la “porta” per accedere al mondo degli spiriti, oltre il cielo.

Gli orsi oggi

E’ un predatore grande e grosso, è imprevedibile e pericoloso: la conseguenza, per l ‘homo sapiens, è la necessità di eliminarlo, spingendolo nelle estreme periferie ancora selvagge del nostro pianeta… ad estinguersi, magari, lontano dalla nostra vita e dalla nostra coscienza. Motivo per cui anche in paesi con l’habitat ideale per lui, come la Svizzera o l’Italia ad esempio, oggi non esistono che nella fantasia delle persone, negli zoo, nei film o nelle favole per bambini in televisione.

L’orso nelle leggende

I cattolici del medioevo, appropriandosi di icone pre-cristiane, vedevano nel simbolo di un’orsa il riflesso della Chiesa che protegge i fedeli:

in una leggenda svizzera

leggenda svizzera

si racconta ad esempio che,” nel VII secolo, il missionario irlandese Gallo si imbatté in un orso in piena notte; l’uomo diede un pezzo di pane all’orso affamato che, in segno di riconoscenza, lo aiutò a costruire una capanna, sul cui sito venne più tardi eretta l’abbazia di San Gallo”.cit. Un’altra storia, della stessa epoca invece ma senz’ altro pagana, racconta di un muratore che, terminato il suo lavoro in una cascina nell’ alta valle Malcantonese, si arrampicò su un albero che ombreggiava una sorgente d’acqua purissima, tra le montagne, per raccogliere dei frutti.

Una fonte in cui da secoli viveva una Driade, una ninfa delle acque. L’uomo cercò quindi di arrampicarsi e poiché i vestiti s’impigliavano nei fitti rami, se li tolse. Per arrivare ai frutti, finì per graffiarsi a sangue ed esclamò:” se soltanto il cielo mi desse la pelliccia!!!” La Driade della fonte lo sentì e lo accontentò. L’ uomo saltò giù dall’albero e scoprì all’ istante di essere coperto di peli ed ormai trasformato in un bellissimo orso. Probabilmente lo stesso volenteroso plantigrado che aiutò San Gallo.

La metamorfosi magica in orso è una leggenda che i popoli germanici secoli fa, hanno invece trasformato in realtà: nel periodo in cui le tribù nordiche vennero a contatto con la cultura cristiana ci furono guerre e ribellioni e molti uomini diventarono violenti e feroci fuorilegge.  Andavano allo scontro indossando pelle di orso oltre alle armi venivano chiamati Bersekir.

Bersekir: mitologia norrena

Bersekir

Detti anche “ soldati di Odino”, posseduti dalla forza esaltante del Dio della Guerra e da quella del coraggioso animale non indietreggiavano davanti a niente, muovendosi nei boschi verso gli aggressori,  quasi con la  sua stessa andatura. Queste caratteristiche non erano costanti: si conseguivano per mezzo di un rituale al quale può darsi non fosse estranea l’assunzione di sostanze allucinogene. A contatto col nemico venivano presi da un vero e proprio furore e si dice che combattessero oltre la morte.

Il simbolismo

“l’Orso subisce una tremenda persecuzione nei secoli più recenti fino ad oggi, paragonabile per portata simbolica, alla persecuzione delle streghe. La persecuzione non si limita all’eliminazione ma diventa in molti casi, in molte orribili storie, vera e propria tortura.”

“Quando oggi appare un orso in bosco, il mondo si spacca in due. Una parte si batte per la sua libertà. L’altra metà vorrebbe mettere mano agli archi e alle spade e condannarlo a morte.
E’ uno scontro di pensieri, visioni ed, idee.
Non è solo il battito d’ali di una farfalla a scatenare la tempesta nel mondo. A volte basta l’ombra di un orso.”
(F. Caramagna)

…ed è un bene che sia così,

non merita l’indifferenza.

Se dovesse sparire per sempre, a chi si ispireranno i combattenti umani del futuro? A delle macchine o a dei virus? Entrambi non appartengono alla Vita. La dolcezza materna o la giocosità di un’orsa, caratteristiche che fanno sorridere i bambini e gli adulti perché ci appartengono, probabilmente resteranno confinate nei cartoni animati e nei documentari, o nelle sagge parole del mitico Baloo, l’orso Maestro e Fratello di Mowgli del Libro della Giungla, come fosse un’animale immaginario.

Non si può pensare ad una Terra senza orsi, che sia sua ogni protezione del cielo, se non la nostra, come invoca questo canto degli indiani Cherokee:

Cherokee

COME L’ALBERO

NON FINISCE CON LE PUNTE

DELLE SUE RADICI O DEI SUOI RAMI,

E L’UCCELLO NON FINISCE CON LE SUE PIUME

E COL SUO VOLO, E LA TERRA NON FINISCE

CON I SUOI MONTI PIÙ ALTI:

COSÌ ANCH’IO NON FINISCO

MA MI ESPANDO DI CONTINUO OLTRE OGNI SPAZIO E

 OGNI TEMPO, PERCHÉ LA MIA ANIMA È IL MONDO.

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